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dai GIORNALI di

oggi

la FAME e la MISERIA nel MONDO

2009 dal 5 al 12 Aprile

8a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

" i Quattro VANGELI " della CHIESA CATTOLICA , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, testi a lettura affiancata scarica i file cliccando sopra

Italiano-Latino Italiano-Inglese

La tragedia della Birmania ci riporta alle nostre responsabilità, che non ci assolvono con una raccolta volontaria di soldi da inviare agli sventurati, attraverso iniziative individuali, forse anche arricchendo i soliti speculatori.

I poveri sono al mondo oltre il 76% della popolazione, mentre usufruiscono di meno del 5% delle ricchezze, avendo diritto ad oltre il 75% delle ricchezze mondiali.

La tragedia dei Poveri del Mondo va risolta una volta per tutte liberando i poveri dalla schiavitù della Fame, della Sete, della Malattie, con una azione globale coordinata dalle Nazioni Unite,

Il Mondo deve perseguire le scelleratezze ed i crimini degli oppressori, imponendo la propria PACE per la liberazione dei Pololi dalla Fame, Sete, Malattie, Ignoranza, Malvessazioni, Soprusi.

Non è più tempo di indulgere: - Che tutte le Religioni, le Associazioni, le Democrazie, gli Uomini Facciano pesare la Morale dei Diritti Univerali dell'UOMO, imponendo anche con la forza il loro rispetto sia ai tiranni, sia agli affamatori dei Popoli che Gridono Giustizia.

La popolazione del nostro pianeta ha raggiunto i 6,6 miliardi di abitanti nel 2006. Si suppone che la popolazione della terra sfiorerà gli 8 miliardi entro il 2025.

La popolazione dell'America settentrionale ammonta insieme a quella dell'America centrale a circa 470 milioni di abitanti.

Sono meno di 400 milioni gli abitanti del continente sudamericano.

L’Unione europea conta oltre 493 milioni di abitanti, la sua popolazione è dunque la terza su scala mondiale, dopo la Cina e l’India :

Cina (CN) 1306.3

UE-27 (EU-27) 493.0

India (IN) 1080.3

Giappone (JP) 127.4

Russia (RU) 143.4

Africa 800,0

Stati Uniti d'America (US) 295.7

Australia: 17.5

Globalmente la Popolazione mondiale raggiunge circa 6300.000.000 persone.

Il mondo cosiddetto civile ancora nel terzo millennio si divide in :

Ricchissimi 37.000.000

Ricchi 305.000.000

Benestanti 1.159.000.000

Poveri 4.044.000.000

Poverissimi 767.400.000

I ricchissimi e ricchi sono il 5,4% della popolazione e detengono il 40% della ricchezza.

I benestanti sono il 18% della popolazione e detengono il 55% della ricchezza.

I poveri e poverissimi sono il 76% della popolazione e detengono il 5% della ricchezza.

Per sfamarsi il mondo dovrebbe produrre almeno 701 Milioni di tonnellate di grano o equivalente.

La produzione è invece molto al di sotto.

Vedere tabelle allegate.

Non ci si può più perdere in iniziative sporadiche e contrastanti, i Poveri hanno diritto a sfamarsi, a non morire di fame, sete, malattie.

I paesi ricchi devono adottare i paesi poveri ed aiutarli nello sviluppo, obbligandoli a fare a loro volta altrettanto verso altri poveri, utilizzando il surplus della ricchezza prodotta.

Per recuperare i ritardi bisogna agire come in una scacchiera:

Solo in questo modo, in 10 anni il mondo potrà dirsi civile ed azzerare la fame e la sete del mondo.

Per fare questo deve esserci una moratoria verso tutti i regimi che dovranno democratizzarsi, diversamente il mondo civile non darà loro più armi e petrolio, e li boicotterà a livello internazionale.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

Via Alessandro Fighera 35

74015 Martina Franca (TA)

TEL.0804301758

studiotecnidodalessandro@virgilio.it

http://www.vangeli.net

 

 

 

 

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Edito in Proprio e Responsabile STUDIO TECNICO DALESSANDRO GIACOMO

Riferimaneti Leggi e Normative : Michele Dalessandro - Organizzazione, impaginazione grafica: Francesca Dalessandro

 

Recensito dal sito internet:

http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/a/a063.htm

MERICA SETTENTRIONALE, POPOLAZIONE DELL'

La popolazione dell'America settentrionale ammonta insieme a quella dell'America centrale a circa 470 milioni di abitanti. La distribuzione è eterogenea e dipende da diversi fattori: fisici, climatici ed economici. La densità più elevata (300 ab./kmq) si trova nelle conurbazioni di Boston e Washington. Significative sono anche le densità di popolazione nelle zone intorno al San Lorenzo e ai Grandi Laghi. Sulla costa pacifica l'incremento risale al XX secolo ed è limitato alle conurbazioni di Vancouver-Seattle (confine tra Canada e Usa).

Al censimento svolto negli Stati uniti nel 1790 risultarono 3,9 milioni di abitanti, cresciuti nel 1850 a oltre 23 milioni, a 76 milioni circa agli inizi del XX secolo e a 151 milioni nel 1950. Tra il 1790 e il 1980 a una forte urbanizzazione si associò una crescita diversa fra stato e stato: il baricentro della popolazione, che alla fine del XVIII secolo era a Baltimora, sull'oceano Atlantico, si era spostato verso il centro degli Stati uniti, lungo una linea che passava per la Virginia occidentale, l'Ohio, l'Indiana, l'Illinois, fino al Missouri. Questo sviluppo differenziale persistette e tra il 1980 e il 1990 l'area centrale presentava una stagnazione demografica: al contrario, gli stati con i più elevati tassi di crescita erano i grandi stati dell'est e quelli sul Pacifico e ai confini con il Messico. I flussi di immigrazione, provenienti in gran parte, fino al secondo dopoguerra, dai diversi paesi dell'Europa, furono alla base della varietà etnica della popolazione bianca degli Usa. Dagli anni settanta del Novecento le quote più rilevanti di immigrati provenivano però dai Caraibi e dall'America centrale, oltre che dai paesi asiatici e dall'America meridionale. La composizione etnica degli Usa cambiava dunque rapidamente, anche in virtù della più elevata fecondità dei neri e dei nuovi immigrati. Tra il 1980 e il 1990 l'incremento demografico complessivo fu del 9,8 per cento, ma i neri (che costituivano nel 1990 il 12,1 per cento del totale) erano aumentati del 13,2 per cento, gli ispanici del 53 per cento, gli asiatici addirittura del 107,8 per cento. Anche in Canada il fenomeno immigratorio è stato importante: il 40 per cento dell'incremento realizzato tra il 1901 e il 1981 fu dovuto a un milione e mezzo di nuovi arrivi. A parte il forte sviluppo di gruppi immigrati dalla Francia (soprattutto tra XVII e XVIII secolo), nel complesso la vasta area che corrisponde al Canada ebbe una crescita demografica modesta: la popolazione passò da poche decine di europei e un numero imprecisato di nativi nel 1611 a 2,4 milioni di unità nel 1851, a 14 milioni a metà del XX secolo, a 25 milioni nel 1990. Gli indicatori disponibili mostrano che alla fine del Novecento Usa e Canada avevano regimi demografici molto simili: al 1988 la speranza di vita alla nascita era di circa 72 anni per i maschi e 76 per le femmine; il numero medio di figli per donna era di 1,8 per entrambi i paesi.

A. Angeli

Recensito dal sito internet, e la firma è quella indicata in fondo :

http://www.istitutopontevaltellina.it/ameridio/pop.htm

Popolazione dell'America meridionale

Densità

Con meno di 400 milioni di abitanti, il continente sudamericano appare tra i meno popolati del globo.

Nel 2000, secondo le previsioni dell'ONU, San Paolo del Brasile avrà 25 milioni di abitanti, Rio de Janeiro 22 milioni e le altre sei città attualmente milionarie saranno in condizioni non meno drammatiche. Il problema sta dunque, da una parte, nell'ineguale distribuzione delle risorse e quindi della popolazione, dall'altra, nel rapido tasso di incremento della popolazione stessa.

Si valuta che prima della colonizzazione europea gli abitanti non raggiungevano i 50 milioni di persone. Dopo un calo demografico iniziale, essa iniziò a crescere molto rapidamente. Già oggi si registra un drammatico squilibrio tra risorse e popolazione.

Il gravissimo fenomeno dell'inurbamento di grandi masse di diseredati, che circondano le capitali in distese di favelas (abarrias, slums, baraccopoli), sta affliggendo l'America Latina: la gente viene in città attratta dalla speranza di un lavoro qualsiasi, anche se poco lecito.

Le densità maggiori si registrano sulle coste, attorno ai porti, lungo le vie che si dirigono verso l'interno. Lungo la fascia costiera, si addensa circa l'87% della popolazione, nella parte centrale la popolazione non raggiunge il 4% del totale, il restante 9% si disperde su un'ampissima fascia intermedia.

Nel Brasile si raccoglie circa la metà della popolazione sudamericana; un quarto è ospitato in Argentina e in Colombia ed il restante quarto è distribuito tra tutti gli altri paesi.

La crescita della popolazione

L'America Latina conta complessivamente 400 milioni di abitanti con una densità media non elevata (9,2 ab/Kmq).Vi sono aree quasi spopolate come la Patagonia, una parte della foresta amazzonica e alcuni altipiani della Bolivia. Le maggiori densità si raggiungono invece nelle isole dei Caraibi e nei dintorni delle grandi metropoli come San Paolo, Rio de Janeiro, Caracas.

All'est, dalle Antille fino al Brasile e all'Argentina, il popolamento è più frequente sulle coste. All'ovest, dal Messico alle Ande, vi è invece una prevalenza dell'insediamento sugli altipiani dove tradizionalmente abitavano già gli Amerindi che vi avevano trovato terreni più fertili e clima più temperato.

La popolazione latino-americana ha una forte crescita, in molti paesi superiore al 2 o 3% annuo. Tutti i paesi infatti attraversano una fase in cui il numero dei nati si mantiene piuttosto elevato mentre è diminuita la mortalità per un certo miglioramento delle condizioni sanitarie e l'introduzione di medicine e vaccini. Inoltre molti abitanti delle campagne continuano ad avere molti figli per far conto sul maggior numero possibile di braccia nel lavoro nei campi.

La popolazione urbana invece ha una natalità meno elevata. Tuttavia le città crescono a dismisura a causa del gran numero di immigrati che fuggono dalla povertà delle campagne e che si installano in quartieri di baracche posti alle periferie delle maggiori città.

La crescita della popolazione preoccupa perchè nella maggior parte dei paesi latino-americani la produzione degli alimenti e il reddito non crescono alla pari del numero degli abitanti, pertanto il reddito pro capite tende a diminuire da un anno all'altro.

Le razze

La popolazione sudamericana è formata da quattro gruppi etnici: gli Indios , i bianchi presenti soprattutto nella parte temperata del continente e infine i neri. A questi gruppi bisogna aggiungere i numerosi sanguemisti nati dall'incrocio di razze diverse.

Questa conplessa composizione etnica è il risultato delle vicende storiche degli ultimi quattro secoli. Prima dell'arrivo dei conquistatori spagnoli e portoghesi, il Sud-America era abitato da numerose popolazione indie sparse in tutte le regioni: secondo il calcolo degli storici alla fine del XV secolo gli Indi assommavano a circa sette milioni di individui. Tra i popoli più numerosi c'erano i Carib, gli Araucani e gli Inca, i Ges e i Tupis nell'attuale Brasile, i Patagoni nella regione meridionale. Tra questi popoli i più evoluti erano gli Inca.

 

Recensito dal sito internet, e la firma è quella indicata in fondo :

http://europa.eu/abc/keyfigures/sizeandpopulation/howmany/index_it.htm

Quante persone vivono nell’UE?

L’Unione europea conta oltre 493 milioni di abitanti — la sua popolazione è dunque la terza su scala mondiale, dopo la Cina e l’India.

La percentuale della popolazione mondiale dei paesi industrializzati è in calo costante: dal 30% nel 1960 al 16% nel 2005. Attualmente, sul nostro pianeta, quattro persone su cinque vivono in un paese in via di sviluppo. Per sostenere i paesi più poveri l'Ue promuove attivamente lo sviluppo globale ed è gia il primo erogatore mondiale di aiuti allo sviluppo.

*

Popolazione (in milioni), 2005

Paese Popolazione (milioni)

Cina (CN) 1306.3

UE-27 (EU-27) 493.0

India (IN) 1080.3

Giappone (JP) 127.4

Russia (RU) 143.4

Stati Uniti d'America (US) 295.7

I dati corrispondenti a EU-27 si riferiscono al 1° gennaio 2006. I dati corrispondenti agli altri paesi si riferiscono a metà-2005.

Fonti: Banca mondiale, Eurostat, www.census.gov

I 493 milioni di abitanti dell’UE non sono distribuiti in modo uniforme sul territorio del continente: alcuni paesi (ed alcune regioni) sono più densamente popolati di altri. Una grande superficie non corrisponde necessariamente ad un paese densamente popolato.

*

Popolazione dell'UE al 1° gennaio 2006

Paese Popolazione (in milioni)

Belgio (BE) 10.5

Bulgaria (BG) 7.7

Repubblica ceca (CZ) 10.3

Danimarca (DK) 5.4

Germania (DE) 82.4

Estonia (EE) 1.3

Irlanda (IE) 4.2

Grecia (EL) 11.1

Spagna (ES) 43.8

Francia (FR) 62.9

Italia (IT) 58.8

Cipro (CY) 0.8

Lettonia (LV) 2.3

Lituania (LT) 3.4

Lussemburgo (LU) 0.5

Ungheria (HU) 10.1

Malta (MT) 0.4

Paesi Bassi (NL) 16.3

Austria (AT) 8.3

Polonia (PL) 38.2

Portogallo (PT) 10.6

Romania (RO) 21.6

Slovenia (SI) 2.0

Slovacchia (SK) 5.4

Finlandia (FI) 5.3

Svezia (SE) 9.0

Regno Unito (UK) 60.4

Fonte: Eurostat.

Recensito dal sito internet, e la firma è quella indicata in fondo :

http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761574726_3/Asia.html

3.2

Demografia

Nel 2007 la popolazione dell’Asia ammontava a 4 miliardi di persone. La densità media è di 130 abitanti per km², anche se questo è un valore non particolarmente significativo, poiché la popolazione è distribuita in modo estremamente ineguale; l’Asia orientale e il Sud-Est asiatico accolgono infatti più della metà del totale.

La maggioranza della popolazione asiatica vive nelle campagne – il 64% (1998) –, ma negli ultimi decenni si è assistito a un rapido processo di urbanizzazione. La popolazione urbana è dominante in Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Malaysia, Filippine, Giordania, Siria, Israele, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Anche nell’Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico si è avuto in epoche recenti un eccezionale sviluppo dell’urbanesimo: le maggiori città hanno assunto l’importanza attuale in conseguenza del dominio economico e politico europeo; fra queste metropoli si segnalano Karachi, Mumbai, Colombo, Chennai, Kolkata, Rangoon, George Town, Kuala Lumpur, Singapore, Giacarta, Surabaya, Manila, Ho Chi Minh (già Saigon), Phnom Penh e Hanoi. Bangkok, pur non avendo origini coloniali, è per molti aspetti simile alle altre città.

Anche in Cina molte delle maggiori città costiere (ad esempio Canton, Hong Kong, Shanghai) furono fortemente influenzate dal contatto con gli europei. Nell’Asia sudoccidentale e centrale le antiche tradizioni urbane vennero consolidate dalla cultura islamica e sorsero così città quali Esfahan, Baghdad, Damasco, Gerusalemme e Istanbul. L’urbanizzazione recente si riflette in città quali Tel Aviv-Giaffa, Beirut, Ankara, Teheran. Ciononostante, in diversi paesi dell’Asia sudoccidentale e centrale la popolazione urbana costituisce tuttora una percentuale non prevalente del totale. In ogni caso l’Asia conta oltre la metà della popolazione urbana mondiale, e questo valore è destinato ad aumentare in futuro, poiché le città asiatiche stanno crescendo a un ritmo doppio rispetto a quello della popolazione in generale.

La crescita urbana è il risultato insieme di fenomeni migratori interni, che portano le popolazioni dalle campagne alle città, e dell’incremento demografico nella maggior parte dei paesi. Il tasso annuo di crescita demografica dell’intera Asia è pari all’1,15%, con paesi che presentano valori più elevati, ad esempio Singapore (1,27%), mentre altri si attestano su valori significativamente inferiori, ad esempio il Giappone (-0,01%). Le previsioni demografiche indicano, per il prossimo futuro, un ulteriore incremento della popolazione in Asia, nonostante il calo dei tassi di crescita in Cina, nelle Filippine e in India.

 

Recensito dal sito internet, e la firma è quella indicata in fondo :

http://www.alphabeto.it/continenti/oceania/australia.htm

Stato (Commonwealth of Australia) dell'Oceania.

Superficie: 7.682.300 km². Popolazione: 17.529.000 ab.

Capitale: Canberra. Lingua: inglese.

Religione: protestante e cattolica.

Unità monetaria: dollaro australiano. Confini: interamente circondata dal mare, l'Australia si affaccia a nord e a est sull'Oceano Pacifico (Mare degli Arafura, Mare dei Coralli, Mare di Tasman), a sud e a ovest sull'Oceano Indiano. Ordinamento: costituisce, con la vicina Tasmania, uno Stato indipendente di tipo federale, membro del Commonwealth britannico, formato da sei Stati, un Territorio e il Distretto federale. Il vincolo con la Gran Bretagna è costituito dalla corona, rappresentata da un governatore generale. Il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio Federale Esecutivo, formato dai ministri di Stato; quello legislativo dal Parlamento bicamerale. Sono amministrate dall'Australia: le isole di Norfolk, Ashmore, Cartier, Heard, Mc Donald, Cocos, Christmas, il Territorio delle Isole del Mare dei Coralli e il Territorio Antartico Australiano.

 

Recensito dal sito internet, e la firma è quella indicata in fondo :

http://it.wikipedia.org/wiki/Africa

'Africa, culla dell'umanità, è il terzo continente per estensione dopo l'Asia e l'America. La sua superficie, pari a 30.065.000 km², rappresenta il 20,3% delle terre emerse del pianeta; i suoi abitanti (oltre 800.000.000) costituiscono un settimo della popolazione mondiale. L'Africa è delimitata a Nord dal Mar Mediterraneo, a Ovest dall'Oceano Atlantico, a Sud dall'Oceano Antartico e a Est dall'Oceano Indiano. A Nord-Est è separata dall'Asia dall'artificiale Canale di Suez. È attraversata dall'equatore e caratterizzata da una grande varietà di climi.

Recensito dal sito internet, e la firma è quella indicata in fondo :

http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761574726_3/Asia.html

3.2

Demografia

Nel 2007 la popolazione dell’Asia ammontava a 4 miliardi di persone. La densità media è di 130 abitanti per km², anche se questo è un valore non particolarmente significativo, poiché la popolazione è distribuita in modo estremamente ineguale; l’Asia orientale e il Sud-Est asiatico accolgono infatti più della metà del totale.

La maggioranza della popolazione asiatica vive nelle campagne – il 64% (1998) –, ma negli ultimi decenni si è assistito a un rapido processo di urbanizzazione. La popolazione urbana è dominante in Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Malaysia, Filippine, Giordania, Siria, Israele, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e negli Emirati Arabi Uniti. Anche nell’Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico si è avuto in epoche recenti un eccezionale sviluppo dell’urbanesimo: le maggiori città hanno assunto l’importanza attuale in conseguenza del dominio economico e politico europeo; fra queste metropoli si segnalano Karachi, Mumbai, Colombo, Chennai, Kolkata, Rangoon, George Town, Kuala Lumpur, Singapore, Giacarta, Surabaya, Manila, Ho Chi Minh (già Saigon), Phnom Penh e Hanoi. Bangkok, pur non avendo origini coloniali, è per molti aspetti simile alle altre città.

Anche in Cina molte delle maggiori città costiere (ad esempio Canton, Hong Kong, Shanghai) furono fortemente influenzate dal contatto con gli europei. Nell’Asia sudoccidentale e centrale le antiche tradizioni urbane vennero consolidate dalla cultura islamica e sorsero così città quali Esfahan, Baghdad, Damasco, Gerusalemme e Istanbul. L’urbanizzazione recente si riflette in città quali Tel Aviv-Giaffa, Beirut, Ankara, Teheran. Ciononostante, in diversi paesi dell’Asia sudoccidentale e centrale la popolazione urbana costituisce tuttora una percentuale non prevalente del totale. In ogni caso l’Asia conta oltre la metà della popolazione urbana mondiale, e questo valore è destinato ad aumentare in futuro, poiché le città asiatiche stanno crescendo a un ritmo doppio rispetto a quello della popolazione in generale.

La crescita urbana è il risultato insieme di fenomeni migratori interni, che portano le popolazioni dalle campagne alle città, e dell’incremento demografico nella maggior parte dei paesi. Il tasso annuo di crescita demografica dell’intera Asia è pari all’1,15%, con paesi che presentano valori più elevati, ad esempio Singapore (1,27%), mentre altri si attestano su valori significativamente inferiori, ad esempio il Giappone (-0,01%). Le previsioni demografiche indicano, per il prossimo futuro, un ulteriore incremento della popolazione in Asia, nonostante il calo dei tassi di crescita in Cina, nelle Filippine e in India.

Recensito dal sito internet, e la firma è quella indicata in fondo :

http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_del_grano

Battaglia del grano

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La battaglia del grano fu una campagna lanciata durante il regime fascista da Benito Mussolini.

Lanciata a partire dal 1925, aveva l'obiettivo di incrementare la produzione di frumento.

La campagna aveva lo scopo di far raggiungere la completa autosufficienza dall'estero di questa fondamentale fonte alimentare per la nazione, nell'ambito della politica autarchica inaugurata dal regime. La situazione di partenza vedeva l'Italia importatrice di 25 milioni di quintali di frumento, su un consumo totale di 75 milioni.

Grazie a questa "Battaglia" l'Italia riuscì (dal 1925 al 1931) ad eliminare un deficit sulla bilancia commerciale di 4 miliardi di lire che servivano per importare tutto il frumento necessario alla popolazione, e a soddisfare quasi a pieno il suo fabbisogno di frumento arrivando ad una produzione di 81.000.000 quintali.

L'aumento totale della produzione, fu dovuto a due fattori: l'aumento delle superfici e quello delle produttività per ettaro.

L'aumento delle superfici avvenne in parte grazie alle bonifiche portate in tutta Italia, in parte con destinazione alla cerealicoltura di terreni prima destinati ad altre culture, spesso addirittura più pregiate.

L'aumento delle rese unitarie fu dovuto:

* sia alla scelta più accurata delle sementi con un importante ruolo svolto dall'istituto di granicultura di Rieti, diretto da Nazzareno Strampelli. Nacque il concetto di sementi elette, poi ripreso da un apposito ente

* sia ad un maggiore ricorso a fertilizzanti naturali, ma soprattutto chimici dove un ruolo importante fu assunto dalla Montecatini.

La cultura agraria delle masse contadine fu affidata alle cattedre ambulanti di agricoltura curate dalla Federconsorzi che attraverso i consorzi agrari provinciali assunse un ruolo fondamentale nella distribuzione dei mezzi per l'agricoltura e per l'ammasso dei prodotti. Nel frattempo, però, il mercato mondiale a partire dal 1927 fu caratterizzato da un crollo repentino dei prezzi, ed il governo fu costretto, per continuare a seguire la propria linea economica basata sull'autarchia, a difendere il reddito degli agricoltori imponendo dazi protettivi all'importazione del grano.

Nel 1931 l'Italia si colloca ad un posto distinto per la produzione di frumento per ettaro,la produzione statunitense all'epoca considerata la migliore raggiungeva 8,9 quintali di frumento per ettaro, quella italiana era di 16,1 quintali per ettaro, ma nel paragone bisogna tener conto del carattere estensivo di buona parte dell'agricoltura U.S.A.

I critici dell'operazione rimproverano che in questo modo furono destinati alle cerealicoltura anche terreni vocati ad altre culture e che la battaglia per diffondere le sementi elette, portò all'abbandono di varietà meno produttive, ma più rispettose delle esigenze alimentari. È stata sospettata una connessione con la diffusione dell'intolleranza al glutine, Celiachia, in quanto all'epoca era particolarmente apprezzata la ricchezza di glutine o meglio dei suoi precursori e le varietà scelte ne erano particolarmente ricche.

 

http://energierinnovabili.forumcommunity.net/?t=6131756

Conosco il Baldoni e Giardini, ci ho studiato pure io (anche se su un'edizione ben più vecchia), ma anche a me sembra che la produzione media nazionale di mais non raggiunga i 100 q/ha (ciò non toglie che ci siano zone dove la media supera i 150 q/ha).

Ho trovato il dato medio, 96 q/ha nel 2004, 90 q/ha nel 2005 a causa di peggiori condizioni climatiche rispetto al 2004. Non ho il dato del 2006 ma temo non sia affatto buono a causa della siccità. Ecco spiegato anche il motivo dell'aumento di prezzo nell'ultimo anno. L'incremento di produzione annuale, che negli anni 80 e 90 si era attestato sui 2,5 q/ha/anno, dovuto principalmente al miglioramento genetico, sembra si sia fermato, ma bisogna vedere in annate con piovosità normali.

Modificato da Lolio - 10/4/2007, 23:40